Siamo carne su carne e non ne abbiamo molta consapevolezza.

Siamo carne su carne: me ne rendo conto in ogni nuova tristezza che mi entra nelle vene.

Arrivano momenti nei quali tutto appare terribilmente massificato, omologato, ricoperto solo da un labile velo di identità.

Quanto potere decisionale abbiamo in tutti i segmenti della vita che abitiamo?

Sono io a scegliere o è la vita che, distraendomi, mi sceglie senza avvisarmi?

Cambia soltanto il taglio o la grandezza dei miei avventimenti, ma poi resta tutto uguale per tutti.

Facci caso; abbiamo addosso sempre lo stesso odore di sangue, quando non entriamo nell’aspettativa che avevamo generato.

Urliamo al tradimento del fato, nella vana speranza di avere una mano tesa dall’altra parte del nostro dolore.

Non c’è alcuna regola da seguire, nè alcun giudice di buon cuore per avere la pace e l’estasi di cui abbiamo bisogno.

Dentro il reciproco toccarsi di carni sconosciute avviene l’imponderabile, che crudelmente si presenta senza dichiararsi.

Sei pronto ad accogliere quella parte di vita che non conosci e che non immagini come vada a finire?

Ci viene chiesto un atto di grande creatività per resistere ai colpi frecce nemiche.

Generiamo una nuova storia da vivere, trasformando il veleno in medicina e guardando al buio come al preludio dell’alba.

 

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