Io la chiamo interazione questa costante voglia che ho di stare in mezzo agli altri.

Io la chiamo interazione e non integrazione, la speranza che coltivo da tempo di stare tutti assieme, rimanendo diversi.

Siamo figli di uno stesso immenso cielo e ci abbeveriamo tutti alla stessa fonte.

Mi basta questo per sentire di appartenere all’umanità e per pensare di avere fratelli in cielo e in terra.

Sono convinta che tutti i nostri sforzi, a prescindere dal luogo di nascita, siano tesi verso la bellezza.

Perchè mai qualcuno dovrebbe integrarsi con qualcun’altro?

Chi ha deciso questa strana scala gerarchica?

Interagiamo, piuttosto, perchè camminiamo tutti sulla stessa lunga e articolata linea della vita.

Immagino un unico grande quadro di appartenenza, nel quale ci distinguiamo solo per le diverse forme esteriori.

Dovremmo farci allora una sorta di poetica radiografia: stesse ossa e stesso sangue nelle vene.

Siamo lontani con alcuni e molto vicini con altri.

Chi sceglie chi in questa vita nella quale non ci viene dato il copione?

Ci incontriamo, ci sfioriamo, ci abbracciamo e forse restiamo o forse andiamo via.

Se ci guardassimo dritto negli occhi, senza farci distrarre dai rumori del mondo, sarebbe tutto più semplice e morbido.

Decidiamo di incontrarci ancora…

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