Cambio il punto di osservazione quando mi accorgo di non avere più sangue nelle mie vene stanche.

Cambio il punto di osservazione quando sento la stanchezza entrare anche dentro le mie antiche ossa.

Nemmeno oggi il vento gira a mio favore: game over.

Le ho provate tutte, in tutti i tempi e con modalità anche lontane dalle mie corde emotive.

Un’altra pausa e anche questa vita sarà passata senza aver lasciato alcuna traccia di me.

Ho bisogno di un punto nuovo dal quale riprendere il filo spezzato dall’ennesimo uragano che si è abbattuto su di me.

Sono a testa in giù, come sempre, come ogni volta che sorge il sole.

Stamattina i miei occhi mi hanno chiesto attenzione: dal basso verso l’alto, ogni fine è un inizio e ogni sud diventa un nord.

Tutto è così maledettamente relativo: è solo il modo con cui affronti le cose a fare la differenza.

Stesa sul mio giaciglio delle buone speranze riprendo a guardare la mia vita capovolgendo le mie storie.

La resa in realtà era solo una nuova occasione per riprendere la lotta avendone imparato una lezione.

La solitudine era solo una pausa tra i tanti incontri malati di chi accanto a me ha solo tolto, senza mai provare ad aggiungere.

Oggi resto ferma a guardare tutto come se fosse la prima volta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *