Io e il mio alter ego spesso non andiamo d’accordo: abbiamo punti di osservazione troppo distanti.

Io e il mio alter ego siamo un po’ sbadate: se ci incontriamo per strada spesso non ci riconosciamo.

Ho un carattere spartano: bado all’essenzialità e non mi lascio mica trasportare dai sentimenti effimere e festosi.

Lei non esce di casa, invece, se non ha truccato tutti i centrimetri del suo viso per rendere palese la sua bellezza eterea.

Io sento il peso dei miei anni da sempre.

Lei, da sempre, è rimasta ferma nel limbo di una plastificata adolescenza.

Non ci scambiamo tante parole anche se, volendo, potremmo pure aprirci alle nostre fragilità.

Come si fa a convivere con un alter ego così tanto diverso da te, al punto da farti pensare ad uno scambio involontario?

L’altra parte di me la immaginavo seria e risolutiva, attiva nel mondo sociale e fortemente ambiziosa.

Mi ritrovo a guardare questa donna, invece, che va dal parrucchiere due volte a settimana e indossa solo vestiti firmati.

La conosco bene la fastidiosa sensazione di estraneamento: essere estranea anche a se stessa, però, è davvero troppo.

Ci guardiamo dritto negli occhi e a me viene voglia di mediare.

Mischiamo il bianco nel nero, abbracciamo le nostre estremità: non serve a nulla questa nera rigidità.

Una parte di me è dentro di lei, tanto quanto una parte di lei è dentro di me.

Siamo una meravigliosa moltitudine di anime, momentaneamente racchiuse in un corpo soltanto.

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