Poco prima di partire sono ancora dentro al vortice delle paure e delle fantasie.

Poco prima di partire non sono ancora sicura che ce la farò a partire.

Riuscirò a staccarmi dal mio meraviglioso caos creativo che segna il tempo della mia vita?

Potrò fare a meno della mia luce abbagliante quando non saprò orientarmi nei nuovi spazi?

Con le unghie nella mia terra oppongo una strenua resistenza al cambiamento: non posso andare via.

Con lo sguardo rivolto verso il mare e il cielo provo un sentimento di nostalgia ancora prima del distacco.

Per fortuna riesco a scindermi in tante me stessa e stempero questa rigidità che non mi aiuta a stare bene.

Accade poi, che ad una delle tante me stessa io riesca a dare ascolto: “Partiamo: oltre la montagna c’è una fetta di mondo che non possiamo perdere. Possiamo partire: andrà tutto bene”.

Si può lasciarsi andare senza tenere in mano le redini delle anguste certezze.

Si può staccare la connesione con la propria parte razionale senza temere di incorrere in qualche errore irreversibile.

Procedere lentamente, senza mai fermarsi o indietreggiare, verso questo lucido ammasso di lamiere è l’unico modo per non spegnere l’energia vitale.

Hai obliterato il biglietto: possiamo andare.

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