Devo imballare i pensieri vecchi e portarli nel nuovo anno.

Devo imballare la luce che ha illuminato il mio antico cammino e spostarla dentro questa nuova vita.

Procedo per tentativi stanchi, senza avere un progetto preciso.

La verità è che ho paura di perdermi i pezzi più importanti in questo faticoso trasloco.

Immagino di ritrovarmi con l’inutile in casa e l’essenziale fuori la porta.

Non so da dove iniziare: avevo segnato il punto, ma il vento dispettoso l’ha cancellato.

Mi fermo e riguardo tutta questa vita vissuta con un sentimento misto tra il nostalgico e l’ansioso.

Ho avvolto tutti i “devo” in quel fantastico telo di plastica con le bollicine che tante volte ha svolto la funzione di antistress.

Il telo, pronto ad accogliere la mia autenticità,  si è moltiplicato in mille altre parti e ha aspettato il resto.

Ho fatto un respiro profonto e nella luce bianca dei miei pensieri felici ho sentito di poter proseguire.

Ho avvolto, allora, tutti i pensieri cupi, la paura di non farcela, gli specchi bugiardi, i sensi di colpa e i chili di troppo.

E’ così che si fa nei momenti di passaggio: ci si alleggerisce degli inutili fardelli.

I segni afoni della mia vita passata sono rimasti oltre il confine conferendomi, adesso, una aria di leggera incoscenza.

Porto con me: la voglia di sognare e far sognare, le fotografie che mi hanno insegnato a guardare, il cibo buono, il profumo del mare,  le tante risate nate davanti al tavolino del bar a colazione, la via lattea guardata di notte d’estate e la mia voglia di esserci, così come sono.

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