Sono dentro: faccio parte di un gruppo che mi accetterà.

Sono dentro: cammino con questa gente che, forse, nemmeno mi vedrà.

Sono parte di una massa indistinta che si diverte e soffre, spesso, senza nemmeno sfiorarsi.

Tu che fame hai di contatto umano?

Faccio tre passi avanti e un passo indietro: oscillo tra il troppo e il troppo poco.

Sento che nemmeno oggi è il giorno giusto.

Una vocina flebile continua a sussurrarmi: “non ora, non qui, altrove”

Non lo so come si raggiunge questo altrove e non so se posso farlo il biglietto per questa destinazione.

Sono immersa in questo emorme disegno di cui non conosco nè inizio e nè fine.

In certi giorni non riesco a trovare il mio nord e in altri ho solo voglia di continuare a perdermi per vedere, poi, cosa accade.

Ho troppe idee e troppo poche, molti desideri e poi il desiderio scompare.

Voglio solo essere vista da occhi dolci che mi accolgano senza spiegazioni.

Voglio solo guardare negli occhi di chi ha già visto tanto, ma mai abbastanza.

Entro ed esco, ogni giorno, dalle intercapedini che si formano tra questi corpi oscillanti sul suolo liquido.

Non trovo pace a questo mio movimento incessante che mi spinge verso l’indistinto senza mai abbracciarmi.

Sono un’anima irrequieta dentro la tempesta di sale.

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