Persa nei riflessi, dentro i miei pensieri poco definiti.

Persa in mezzo a tutta questa gente che non conosco.

Persa nelle luci che mi illuminano e troppe volte, mi costringono a chiudere gli occhi, per far riposare le parti di me che, faticosamente, coabitano con l’umanità.

Resto dentro questo ammasso di lamiere che mi trasporta lontano da questi miei continui sussulti dell’anima.

Conservo le mie energie per un altrove nel quale, ebbra di felicità, finalmente seminerò i gladioli

Come si fa a non morire dentro quando manca la luce proprio nei momenti di pasaggio?

Ho provato a cercarmi quando la tempesta ha cancellato i segni del mio passaggio.

In cuor mio ho sperato, però, che mi venissi a cercare per sentire assieme l’odore di questa felicità che arriva a va via sempre senza preavviso

Resto seduta e non muovo un muscolo: tutto dentro di me urla al riscatto.

Ascolto la mia protesta interiore e le do dignità: la stanchezza del mio corpo è più eloquente delle mie parole.

Accolgo tutti i segni di questo racconto senza parole che si ostina a cercare vie d’uscita anche al buio.

Alla fine della corsa ho un solo pensiero che mi scorre, impetuoso, nelle vene: perdersi, di tanto in tanto, salva la vita.

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