Il viaggio infinito è la mia idea gioiosa di vita, anche quando la vita prova a disporsi male verso di me.

Il viaggio infinito è una ancora di salvezza alla quale aggrapparmi quando arriva la bufera insapettata.

Se riuscissimo, un giorno, a fare nostra l’idea di poter uscire dall’asfittico copione di vita che ci è piovuto addosso nella notte dei tempi, potremmo anche andare oltre, incamminandoci, con più determinazione, verso la strada del benessere.

Nessuno ci hai mai detto che sarebbe stato semplice questo viaggio e, ahimè, nessuno ci ha mai insegnato ad avere uno sguardo libero: iniziamo da questo preciso momento, cambiamo le carte sul nostro tavolo da gioco.

Abbracciamo la leggerezza con la magnifica accezione di Calvino:

“Prendete la vita con leggerezza, che la leggerezza non è superficialità, ma planare dall’alto, non avere macigni sul cuore”

Prendo fiato, chiudo gli occhi e penso alle parole di Saramago e, finalmente, il senso dei continui tormenti nei quali inciampo mi diventa più chiaro:

“Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito”.

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