Nell’acqua io provo, ristoro per mio corpo stanco e una armonica pace, per questo cuore consumato dal suo vuoto.

Nell’acqua io preferisco entrare da sola: voglio concentrarmi su di me senza distrazioni.

Ci incontriamo così poco e male sulla terra, che non ravviso alcun motivo per continuare a sfiorarci anche altrove.

Poi accade che la vita decide per te e viene a travolgerti dove non te l’aspetti.

Come posso reagire a questi tzunami esistenziali?

Mi chiudo in un triste silenzio e aspetto che l’onda vada via.

Urlo tutto il mio dolore, sperando che le mie parole arrivino lì dove saranno accolte.

Tendo una mano con l’idea che qualcuno la raccolga e mi tiri fuori.

Inizio ad aiutare chi mi è vicino e piange silenziosamente.

Sarà colpa degli anni che si sono accumulati sulla mia pelle.

Sarà colpa dei tanti volti che ho incontrato ai quali ho provato a sorridere.

Io oggi mi aiuto provando ad aiutare: ascolto, quando posso, il dolore altrui per poi accogliere meglio anche il mio.

Ci sono, quando la furia degli elementi si scatena e provo a formare una catena umana.

Comportiamoci da comunità.

Calpestiamo la stessa terra: restiamo vicini nel sole e nel vento, nelle belle giornate e nelle burrasche.

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