La mia pausa notturna è un momento molto difficile.

La mia pausa notturna, talvolta, mi vede in compagnia ma, spesso, mi lascia da sola.

Arriva il momento in cui spengono le luci di fuori e si accendono quelle dentro di me.

Tutto diventa troppo evidente.

Non c’è modo di scappare da questa vita notturna che, sotto mentite spoglie, si presenta con sguardo amorevole.

Dov’era questo “sguardo amorevole” quando, durante il giorno, mi è scivolato, tra le dita di una mano, l’amore che avrebbe potuto salvarmi dal mio terribile buco nero?

La notte mi ingloba in questo abbraccio mortale dal quale non riesco mai a venirne fuori incolume.

Quante energie servono per salvarsi dalle proprie tristezze?

Non sono certo queste quattro mura a fare la differenza: esco all’aria aperta portandomi appreso il vuoto interiore.

Quando il sole tornerà a illuminare i miei passi, io finalmente troverò riposo nell’oblio dei miei sentimenti di carta.

Mi faccio trasportare da questa macchina che si muove tra le strade della mia città che stanotte nemmeno riconosco.

Sto troppo dentro ai miei pensieri per riuscire a posare le mie emozioni sulle luci esterne.

Alla fine della notte resto sempre con un dubbio che non riesco a sciogliere.

Non so se sia peggio perdermi in questi abissi senza fondo oppure distrarmi alla luce del sole per tentare di risorgere a nuova vita.

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