Attendiamo il miracolo, in questa fila ordinata, che procede lentamente e senza fare rumore.

Attendiamo il miracolo che verrà dall’alto e ci salverà tutti: oramai non siamo più in grado di salvarci da soli.

Le sofferenze sono tante e non le ascolta nessuno: tra di noi, invece, sperimentiamo l’accoglienza.

Ci hanno detto di venire qui e noi seguiamo il consiglio senza porci domande: la mente è stanca e si rifiuta di farsi altre domande.

Lasciamo le nostre forze solo dentro ai passi da muovere fino alla meta.

Nel nostro gruppo  eterogeneo c’è chi abbraccia sofferenze enormi e chi ha dei leggeri malori.

Siamo tutti uguali in questo lento procedere verso la guarigione.

Non è rimasto più nulla del mondo esterno.

La luce abbagliante ha cancellato tutti i contorni ed ha lasciato soltanto noi.

L’altro giorno il più giovane del gruppo si è staccato dalla folla e, dopo aver titubato un po’ a richiamato la nostra attenzione declamando ad alta voce i versi di una poesia della Szymborska:


La fiera dei miracoli

Un miracolo comune:
l’accadere di molti miracoli comuni.
Un miracolo normale:
l’abbaiare di cani invisibili
nel silenzio della notte.
Un miracolo fra tanti:
una piccola nuvola svolazzante,
e riesce a nascondere una grande pesante luna.
Più miracoli in uno:
un ontano riflesso sull’acqua
e che sia girato da destra a sinistra,
e che cresca con la chioma in giù,
e non raggiunga affatto il fondo
benché l’acqua sia poco profonda.
Un miracolo all’ordine del giorno:
venti abbastanza deboli e moderati,
impetuosi durante le tempeste.
Un miracolo alla buona:
le mucche sono mucche.
Un altro non peggiore:
proprio questo frutteto
proprio da questo nocciolo.
Un miracolo senza frac nero e cilindro:
bianchi colombi che si alzano in volo….

Giacomelli

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