Francesca Woodman è stata una fotografa statunitense.

Nata negli U.S.A., passò alcuni periodi della sua – breve – vita in Italia. Era infatti amica di numerosi fotografi e artisti italiani e frequentava l’ambiente artistico della Transavanguardia Italiana. Nel gennaio del 1981 pubblicò la collezione di fotografie Some Disordered Interior Geometries (Alcune disordinate geometrie interiori). Nel corso dello stesso mese si suicidò gettandosi da un palazzo di New York a soli 22 anni.

Nonostante sia morta giovane, le sue fotografie sono conosciute in tutto il mondo.

Nel 2010 sono stata ad una mostra a lei dedicata al Palazzo della Ragione di Milano.
Tra le sue opere era presente l’installazione di Swan Song realizzata a Providence nel 1978. 5 fotografie di grande formato appese non all’altezza degli occhi ma ad altezze variabili. L’artista con questo tipo di installazione prese dunque parte al processo non solo produttivo ma anche espositivo della propria opera. Un vero e proprio dialogo diretto tra i visitatori e la Woodman.

Conoscere la sua storia e poi passeggiare tra i suoi scatti non è stato facile. Ogni millimetro di tutte le immagini trasudava i pensieri complessi e difficili della fotografa.
Le lunghe esposizioni realizzate hanno dato vita scatti malinconici. Si percepisce il vuoto, la mancanza, la solitudine. La Woodman è il soggetto di quasi tutte le sue produzioni: il suo corpo e il suo sguardo sono sempre lì, e non c’è scampo.
Era forse la fotografia il mezzo utilizzato per esprimere il suo disagio interiore? Per bloccarlo? Analizzarlo?
La fotografia è narrazione, molto spesso interiore.

woodman

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